Un progetto da comprendere

Pastorale “della” famiglia e “di” famiglia

Una conseguenza pastorale

Dal quadro generale dell’interrelazione tra “famiglia come Chiesa” e “Chiesa come famiglia” scaturisce un principio di metodo, che è stato decisivo nella prima evangelizzazione e torna di particolare attualità per la nuova evangelizzazione: la pastorale della famiglia dev’essere ben curata, ma il modo migliore di realizzarla è fare a monte una “pastorale di famiglia”, ossia una pastorale che miri a promuovere la dimensione-famiglia che caratterizza la Chiesa stessa.

È qui il punto di leva. Più cresce il senso della Chiesa, nel suo rapporto con Cristo, al punto da prevedere anche cristiani celibi e vergini “per il regno dei cieli”, più si ravviva anche il senso della famiglia coniugale, che dalla Chiesa-famiglia attinge forza per affrontare le sue fatiche e non arrendersi alla “sklerocardia” sempre in agguato, contrastando una visione accomodante e labile del matrimonio, lontana sia dal progetto originario del Creatore che dalla configurazione sacramentale ad esso data da Cristo.
La proposta delle CMFV  che si preoccupa direttamente della “Chiesa-famiglia”, ma sviluppando anche attenzione alla “famiglia-Chiesa” nasce in questo orizzonte teologico.
Un metodo che poggia anche sulla constatazione esperienziale che, proprio per rispondere meglio alle sfide di una famiglia in crisi, risulta significativo un progetto che riguardi l’intera comunità cristiana. Un progetto mirante a raccogliere  gli adulti – sposati e non – per piccoli gruppi, in modo da consentire una tessitura  di  rapporti comunitari che abbiano il senso di una vera famiglia spirituale. In queste comunità-famiglia si costruisce nel “piccolo”, a prova di relazioni “tu a tu”, una immagine concreta e calda di  Chiesa quale famiglia di Dio. Le famiglie su base coniugale hanno tutto da guadagnarne, come ha scritto il card. Kasper, proprio in riferimento alla crisi strutturale in cui versa l’odierna famiglia nucleare: “Abbiamo bisogno di grandi famiglie di nuovo genere. Perché le famiglie nucleari possano sopravvivere, devono essere inserite in una coesione familiare che attraversa le generazioni, nella quale soprattutto le nonne e i nonni svolgano un ruolo importante, in cerchie interfamiliari di vicini e amici, dove i bambini possano avere un rifugio in assenza di genitori e gli anziani soli, i divorziati e i genitori soli possano trovare una sorta di casa. Le comunità spirituali costituiscono spesso l’ambito e il clima spirituale per le comunità familiari” (Il vangelo della famiglia, Queriniana, Brescia 2014, p. 37).
(Domenico Sorrentino, Chiesa come famiglia, pp. 29-30)